Cultura del rischio ed Emergenza.

La tragedia di Rigopiano è solo una delle ultime che fa assolutamente riflettere sull’approccio tutto italiano alla cultura del rischio. Una cultura pressappoco inesistente, o meglio, inesistente a livello locale con forti responsabilità strategiche politiche colmate, però, da una grande macchina di Stato che è quella della gestione dell’emergenza; si pensi, infatti, all’efficienza della Protezione Civile Nazionale, all’immensa umanità del volontariato, alla eccellente preparazione tecnica del soccorso in campo, alle infinite risorse finanziarie e umane per le Ricostruzioni o per la messa in sicurezza di opere.

La pianificazione e la valutazione del rischio,  a seguito del monitoraggio, sia esso idrogeologico, sismico o climatico, dovrebbe essere attuata in primo luogo su scala decisionale locale dall’Ente comunale, in quanto i fondi statali di protezione civile per la pianificazione del rischio e delle emergenze esistono, ma non vengono spesi probabilmente anche volontariamente. Si pensi, poi, al fatto che l’Italia è la patria dell’abusivismo e del condono edilizio, dove il 60% del patrimonio immobiliare è illegale o sorge in aree vulnerabili e fortemente a rischio, ed facile comprendere come sia difficile cambiare tipo di approccio.

Oltre alle responsabilità locali legate alla pianificazione emergono quelle operative legate alla prima gestione dell’emergenza, dove a livello comunale il Sindaco rappresenta la prima Autorità di protezione civile. Nel caso di calamità o evento catastrofico come quello di Rigopiano, esiste evidentemente anche un problema di comunicazione e di comprensione delle proprie competenze tra livelli istituzionali, tra gli stessi comuni e gli enti territoriali di scala provinciale e regionale. Questo problema sicuramente è estremizzato dalla responsabilità del governo centrale nell’aver riordinato le Province con la sottrazione delle funzioni, delle risorse umane e finanziarie. Il livello provinciale di microzonazione nella gestione operativa dell’emergenza è fondamentale. Solo a questo livello di scala, poi, possono essere individuate le peculiari caratteristiche climatiche, geomorfologiche, paesaggistiche o sismiche ed è possibile programmare ed attuare gli interventi idonei per la mitigazione dei rischi.

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